La Festa dei Gigli fa parte della Rete delle Grandi Macchine a Spalla italiane e nel 2013 è stata inclusa nella lista del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità dell’ UNESCO
La Festa dei Gigli di Nola è una celebrazione popolare che si svolge il 22 giugno (o la domenica successiva, se il 22 cade durante la settimana) per onorare il patrono San Paolino. L’evento principale è la processione “danza” degli otto obelischi di legno, chiamati Gigli, accompagnati da una struttura più bassa a forma di Barca.
La festa rievoca il ritorno di San Paolino dalla prigionia nel V secolo, quando la folla accolse il vescovo con gigli e i gonfaloni delle corporazioni artigiane.
La festa dei Gigli è il simbolo di una fede che resiste da secoli , di un amore sviscerato del popolo nolano nei confronti del suo santo. Di quel Paolino vescovo di Nola e padre della Chiesa che ha ispirato la propria esistenza ai valori della solidarietà e dell’amicizia.
La leggenda vuole che nel 431 la città abbia accolto il vescovo al suo rientro con dei candidi gigli poi diventati macchine da festa.
La festa dei Gigli è il simbolo di una fede che resiste da secoli , di un amore sviscerato del popolo nolano nei confronti del suo santo.
Oggi i gigli di legno e cartapesta, alti 25 metri ballano sulle spalle di una squadra, detta paranza, composta da 120 persone.
I Gigli sono oggi costruiti sul sistema della “borda”, un’asse centrale sulla quale sono collegati tutti gli elementi strutturali in una condizione di maggiore stabilità ed elasticità. Tale sistema, introdotto per la prima volta nel 1887 per volontà del mastro carpentiere Filippo Cantalupo, costituisce l’elemento innovativo che cambiò radicalmente l’assetto strutturale del Giglio, rendendolo una struttura più flessibile ed idonea a supportare gli sforzi e le tensioni interne determinate da forze dinamiche agenti sulla struttura, specialmente nello stato di moto.

I Gigli, infatti, vengono sollevati attraverso una serie di varre e varretielli, barre e barrette realizzate in legno di castagno e manovrati a spalla dai “cullature“, ( i cullatori ), nome che deriva probabilmente dal movimento oscillante prodotto, simile all’atto del cullare. L’ insieme dei cullatori, di norma intorno ai 120, prende il nome di paranza.
Gli obelischi della Festa dei Gigli sono otto e rappresentano una specifica corporazione artigiana che rappresentano.
- Ortolano
- Salumiere
- Bettoliere
- Panettiere
- Barca
- Beccaio
- Calzolaio
- Fabbro
- Sarto
Essi sono portati a spalla da circa oltre un centinaio di uomini (paranza), che, al suon di musica di una fanfara, li fanno “danzare”. Ogni paranza ha il suo capo (capo paranza), il quale si pone al centro, cioè davanti al giglio, ed impartisce gli ordini secondo i casi.
Il capo paranza è coadiuvato da alcuni suoi uomini fidati (caporali) che si trovano ai lati e dietro il Giglio. Sulla base, dove è posta la fanfara, al centro siede il “maestro di festa”, quella persona che, nell’arco di un anno si è interessata a portare avanti, a volte con molti sacrifici, l’intera manifestazione. Al maestro di festa spettano, come al capo paranza, ruoli di controllo e supervisione del proprio giglio.
La Festa dei Gigli è un momento folcloristico, culturale e religioso che ripercorre centinaia di anni di tradizione: l’attaccamento del popolo nolano alle corporazioni è molto forte ed emozionante; le corporazioni, tuttavia, non sono in competizione tra loro, ma sfilano per omaggiare la città e l’effige di San Paolino in un clima festoso e di raccoglimento.
A danzare a ritmo di musica anche una barca, simbolo dell’evento che è alla base della festa eterna.
Il giorno della festa, dalla mattina della domenica fino al mattino del lunedì, i Gigli portati a spalla seguono un percorso denominato la Ballata dei Gigli.
I punti salienti del percorso lungo il quale si svolge la Ballata dei Gigli sono quattro:
- Piazza Duomo
- Girata Addù Ciccio ’a caparossa (via S. Felice);
- Girata For’’e carcere (via Merliano);
- Passaggio For’’o Salvatore (piazza Calabrese);
- Passaggio ‘O vico ’e Piciocchi (via Camillo de Notaris).
Il momento della processione è ritenuta dal popolo nolano e dai paranzari il momento più importante della festa, durante il quale i capi paranza si prodigano per far superare gli ostacoli e i momenti di crisi dovuti alle difficoltà che si incontrano lungo il percorso come ad esempio: dislivelli, pendenze, curve e altro. Il percorso storico si snoda così: partenza da Piazza Duomo, via San Felice (1° tratto e 2° tratto), via Cocozza, Piazza P. Maggio, via A. Leone, via Merliano (fuori le carceri), via Merliano (2° tratto), Piazza Calabrese, via Tanzillo, via San Felice (2° tratto), via San Paolino, Piazza M. C. Marcello, via De Notaris, Corso Tommaso Vitale fino ad arrivare di nuovo in Piazza Duomo.
Origini e significato: La festa commemora il ritorno di San Paolino a Nola, liberato da prigionia, e si basa sul contrasto tra la sofferenza del passato e la gioia del presente. Le corporazioni di arti e mestieri sfilano portando i loro Gigli, che raggiungono un peso di oltre 25 quintali.
La processione: Gli otto Gigli, che rappresentano le antiche corporazioni (Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto), vengono sollevati e manovrati da squadre di uomini chiamati “cullatori”. A loro si aggiunge la Barca, che simboleggia il viaggio di ritorno del santo. La processione è accompagnata da musica e si svolge con un ritmo cadenzato e ondeggiante.
San Paolino: il vescovo di Nola
Ponzio Meropio Anicio Paolino nasce a Bordeaux nel 354 d.C. da una nobile e ricchissima famiglia senatoriale romana. Paolino fu allevato ed istruito dal poeta Decio Magno Ausonio il quale lo educò alla severità degli studi ed in special modo alla poesia per la quale il giovane Paolino ebbe grande predilezione, superando perfino il maestro.
Nel 377 d.C., con la morte del padre, Paolino eredita la dignità di Senatore e una considerevole parte di beni, tanto che l’anno dopo, a soli ventiquattro anni diventa Console della Campania scegliendo come sede consolare Nola. Nel 380 è nominato Prefetto di Roma.
Nel 389 d.C. sposa Terasia che l’anno dopo partorisce un bambino, chiamato Celso, ma questi morì dopo appena otto giorni. Così, nel 393 d.C. Paolino abbandona la vita mondana abbracciando la vita monastica.
Nel 395 ritorna a Nola unitamente alla sua consorte e si ritira presso la tomba di Felice prete, detto “in pincis”. Qui compone i “carmi natalizi” in onore del miracoloso Santo.
Nel 409 d.C. Alarico entra in Roma e la saccheggia. Stessa sorte tocca a molte città della Campania tra cui Nola, che fu completamente devastata e molti cittadini furono fatti prigionieri. Il vescovo Paolino vendette tutto, anche la croce episcopale per riscattare i suoi concittadini.
A questo punto si inserisce il racconto di Papa Gregorio Magno da cui, secondo tradizione, trarrebbe origine la “Festa dei Gigli”.
La leggenda di San Paolino e dei fiori dei nolani
Tradizionalmente la festa dei gigli trae origine da un racconto che gli stessi Nolani si tramandavano e trascritto, in seguito, da Papa Gregorio Magno un secolo dopo l’accadimento dei fatti.
Dopo la presa di Roma da parte dei Vandali, anche la città di Nola fu saccheggiata e molti dei suoi abitanti fatti prigionieri e deportati in Africa. Il vescovo di Nola Paolino riscatto con i suoi averi numerosi prigionieri, una volta terminati i suoi averi, non avendo più denaro per riscattare il figlio di una vedova offrì se stesso.
Anni dopo essere divenuto il giardiniere del re dei Vandali, il vescono Paolino, predisse l’imminente fine del re che liberò lui e la sua gente.
Al ritorno in patria il popolo di Nola accolse la sua gente con dei gigli (fiori), dando il via ad una tradizione che si ripete ogni anno, anche dopo la morte del Santo Vescovo avvenuta nel 22 giugno dell’anno 431 d.C.
Tuttavia, studiosi moderni sono portati a considerare la “festa” come l’assorbimento da parte del “cristianesimo” di un rito pagano, secondo il quale grandi alberi sacrali, probabilmente simboli di fertilità, venivano portati in processione per buono auspicio nel periodo del solstizio d’estate.
Fonti storiche della festa dei Gigli
Le prime fonti storiche precise sulla festa risalgono al 1500, grazie allo storico nolano Ambrogio Leone. Egli ci parla del “cereo” descrivendolo come una “grandissima torcia a guisa di colonna accesa e adorna di spighe di grano”, realizzato col denaro dei contadini e degli artigiani e portato in spalla durante la processione del Santo. Questa processione si svolgeva per le strade della città e ogni arte o professione vi prendeva parte realizzando il proprio cereo; subito dietro venivano i monaci ed i sacerdoti chierici, per ultimo il vescovo con le reliquie della Croce e del Santo chiuse in una mano d’argento.
Il vescovo era accompagnato dal Conte e dal “maestro di mercato”, poi i nobili ed i primi cittadini (da pochi anni è stato inserito nel programma della festa “Il corteo storico” che rievoca questa processione).
Verso la metà del ’700 il Remondini ci parla di nuove macchine chiamate “mai” o “gigli” adornate di fiori che avevano la forma di globi o piramidi o navi. E’ probabile che la competizione tra le diverse corporazioni che partecipavano alla processione avesse portato a questa evoluzione, forse suggerita dall’architetto e scenografo Ferdinando.
Oggi la festa dei Gigli è l’evento più atteso dal popolo della città di Nola.
il Giglio è il simbolo della fede e dell’amore per il Santo Patrono. Utilizzato in un primo momento come semplice ornamento dei ceri portati in processione, il giglio è diventato, nel tempo, una vera e propria struttura lignea eseguita da artigiani, maestri d’ascia, carpentieri e falegnami sulla scorta di continue esperienze annuali determinate dalla buona o cattiva riuscita della struttura precedentemente realizzata.



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